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CAPITOLO 4 -  KILLING POWER -  STOP POWER

Su questo argomento sono stati sprecati litri di inchiostro, ed anch’esso e di difficile esplicazione trovando il giusto ed il contrario di esso dimostrato in svariate teorie.    E’ il caso di sottolineare che le più approfondite analisi del settore ,sono state fatte dagli Americani , e si riferiscono agli studi di questo fattore applicabile solamente all’uomo, e nello specifico di usi e applicazioni militari. Essi amano fare una distinzione marcata di questi due fattori, specificando che STOP POWER sta per POTERE DI ARRESTO , mentre KILLING POWER sta per POTERE DI UCCIDERE, scindendo le due cose , ma avete mai sentito di un proiettile che abbia un buon potere  di arresto ma non abbia un buon  potere di uccidere ? Per questo in sintesi mi leggerete sovrapporre questi due fattori , perché a mio modesto parere entrambi imponderabili; a caccia le varianti per determinarne un buon calcolo sono tantissime e tutte determinanti per  stravolgerne completamente  le applicazioni.    E come già detto, a caccia le teorie , a volte sono contraddette dalle applicazioni pratiche .Infatti questo fattore (KILLING POWER – STOP POWER )assume una variabilità rilevante , a seconda delle distanze, della vitalità dell’animale ,(e dell’adrenalina prodotta dal selvatico in fase di massima allerta), in grado di stravolgere qualsiasi dato tecnico derivante da questo fattore.   Non finirò mai di consigliare , a tutti coloro si avvicinano alla caccia di selezione , di non strafare con i calibri esasperati, o di non sottovalutare le distanze e la mole degli animali, che se acquisiti erroneamente con calibri  SMALL O LARGE tanti problemi di efficacia creano.    In effetti non esiste il sol calibro in grado di abbattere con sicurezza (scaricando la giusta energia)  la marmotta o l’elefante. Per coprire tutta la gamma occorrono svariati calibri, tanto che in Europa e America si è arrivati addirittura all’ottimizzazione di calibri specifici per la singola specie di animali.    La selvaggina a livello mondiale , spazia con un peso enormemente variabile che va dai 20/30Kg. Di un capriolo, alle 5/6 Tonnellate dell’elefante, con le relative varianti di KILLING POWER per i calibri da applicarsi.  Detto ciò esaminiamo in sintesi cosa dicono gli studi in materia,e che cosa risultano essere poi le applicazioni reali.

 

 

                                                     

                                                                                                                                                        

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Con il termine potere di arresto si intende la capacità di un proietto di rendere l’animale o persona incapace di avere alcuna reazione ,che anche se non colpito in parti vitali , sia in grado di arrestarne semplicemente la sua reazione di risposta.   Nel nostro caso che esso sia in grado di fermare sul posto un animale sia di piccola che di grande mole ,o in caso di animali pericolosi ,di bloccarne l’ aggressività e la carica conseguente ad un ferimento.

Questa capacità del proiettile , dipende come citato da vari fattori.

·        L’ENERGIA CINETICA – che sta a significare il lavoro di lesione sui tessuti del corpo che il proiettile è in grado di rilasciare nella sua fase di attraversamento. Espressa in chilogrammetri , l’energia cinetica è direttamente proporzionale alla velocità e alla massa del proiettile. Essa con una interpretazione poco rigorosa ,viene anche intesa come potere vulnerante del proiettile.Tale potere però ,dipende anche da  tutta una serie di fattori di cui non si tiene conto nel calcolo dell’energia cinetica, fra cui fondamentale il grado di  deformabilità del proiettile (Maggiore energia ha il proiettile , maggiore sono le possibilità che esso attraversi ledendo muscoli ed ossa. ATTENZIONE però che in taluni casi il proiettile eccedente in velocità ed energia,in rapporto alla taglia dell’animale, può attraversare non deformandosi tessuti e quindi creando pochi danni all’animale e non rilasciando la giusta energia per uno STOP POWER efficace)

·            LA DEFORMABILITA’ – che sta ad indicare la composizione strutturale del proiettile ,in quanto esso deformandosi e rallentando la velocità ,è in grado di ledere su di una superficie maggiore ,cedendo al massimo l’energia contenuta. (ATTENZIONE anche questo fattore è imponderabile , perché è capitato che un proiettile ad alta deformabilità ma di bassa velocità ed energia sia stato fermato da diaframmi ossei esplodendo superficialmente senza causare danni alcuni ai tessuti interni)

 

                                                      

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

·            LA PENETRABILITA’ – che sta ad indicare la forma e struttura del proiettile, che deve far si che esso sia in grado di penetrare ,sia in tessuti muscolari, che ossa,fuoriuscendo,dopo aver scaricato energia sufficiente nell’attraversamento.  (Da questo si desume che i proiettili maggiormente affusolati abbiano un coefficiente di penetrazione maggiore.NON è vero , questi nella maggior parte  sono costruiti con il cosiddetto “NASO MOLLE” che si deforma al primo impatto ,scheggiando ,e causando solo ferite superficiali su animali grossi; oppure di quelli ROUND NOSE che hanno un ottima penetrazione ma essendo di costituzione più dura non si deformano affatto,e  se sparati a brevi distanze rilasciano scarse energie di attraversamento,su animali piccoli, con ivi relativo scarso KILLING POWER e STOP POWER)

·        LA VELOCITA’  - fattore importantissimo , perché da essa deriva l’ENERGIA .Forse questo è l’unico fattore al quale dedicare maggior attenzione infatti maggiore è la velocità, maggiore è l’onda d’urto che si propaga nell’attraversamento, causando il cosiddetto cono di tramite e relativo effetto IDRODINAMICO, con la devastazione dei tessuti attraversati .La velocità che anima un proiettile è un dato fondamentale della balistica .Essa si misura tramite speciali apparecchiature elettroniche collegate con cronografi. Dopo l’uscita dalla bocca dell’arma , la velocità del proiettile inizia gradualmente a decrescere e l’entità del calo è diversa a seconda del calibro e del tipo di proiettile. Quanto più veloce è un proiettile, tanto minore sarà la sua caduta e quindi più tesa la sua traiettoria .  Ciò malgrado è bene puntualizzare che se è vero che un proiettile leggero può raggiungere velocità molto elevate, è anche vero che a parità di calibro il proiettile leggero perde più rapidamente velocità di quello più pesante .Nelle analisi delle tabelle balistiche dei vari calibri si osserva spesso che alla distanza di 300 mt certi proiettili leggeri ,partiti con velocità iniziali superiori a quelle che animano proiettili più pesanti , fanno registrare velocità residue inferiori rispetto a quelli di proiettili di maggiore peso ,animati da minor velocità iniziale. La pressione sviluppata dal proiettile in rapporto con un elevata velocità fa si che esso sia in grado di causare alte lesioni su tessuti molli (CUORE FEGATO MILZA)anche se questo non attraversa  punti vitali.( Ho riscontrato di persona che alcuni cacciatori americani ,sparano al “CANE DELLE PRATERIE” un animaletto dal peso di poche centinaia di grammi,con un calibro “WILDCAT” ,il 220 SWIFT, mirando all’incrocio delle orecchie.Questo per l’elevata velocità intrinseca (1200 MT:/SEC.)causa un onda sonica d’urto in grado di causare un elevata emorragia cerebrale , e relativa morte istantanea dell’animale anche senza impattare sul bersaglio.) Da questo se ne potrebbe derivare che una maggiore velocità sia il toccasana per il miglior raggiungimento di un efficace KILLING POWER o STOP POWER,ma anche questo è da contraddirsi, in quanto i calibri più veloci sono quelli che creano maggiori problemi a caccia ,perché a volte ci si dimentica di piccoli ostacoli di diaframma posti tra la traiettoria del proietto e il bersaglio (rametti,erba,foglie etc,) e che in caso di impatto ad elevata velocità deviano o deformano la forma del proietto facendolo scaricare anche del 50/60% di energia e velocità, con il risultato che diviene anemico ed impreciso sul bersaglio causando solo ferite superficiali. Oppure a volte capita con calibri di elevata velocità,che se non indovinate il rapporto FORMA/PALLA PESO in relazione alla velocità e distanza di impiego ,di attraversare con scarse energie e con poche lesioni derivanti un animale , con  conseguenti problemi poi di ritrovamento di un animale ferito.Un mio amico mi raccontava di aver tirato ad un cinghiale di 100 e passa kili con un 300 watherby e palla monolitic A-SQUARE ad una distanza valutata intorno ai 20MT. e questi anche se attraversato dal proietto aveva continuato la sua corsa impegnando la muta di cani per una giornata intera. E’ il caso di sottolineare che l’elevata velocità premia comunque l’acquisizione del bersaglio per la devastazione operata sui tessuti dello SHOCK IDRODINAMICO

 

 

 

 

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Mi venne chiesto una volta un parere tecnico da una comitiva di amici cinghialai ( sulle palle e la giusta ricarica  da adottare). Essi avevano scelto come loro arma la carabina BROWNING BAR semiauto,in 300 winchester mag. precisa e maneggevole in battuta, ma lamentavano tutti, di recuperare poca carne in quanto devastata dagli effetti di tale SHOCK e in caso di animali di piccola mole la carne risultava scura ed organoletticamente immangiabile, nonostante che fra loro vi fosse un esperto macellaio, era più quella che gettavano che quella che recuperavano. Spiegai loro che il calibro in questione per effetto idrodinamico causava l’esplosione per pressione dei vasi sanguigni capillari,con ritenzione di sangue emorragico nei tessuti irrorati e conseguente devastazione delle carni. Questo calibro nato per cacce africane su animali pericolosi ed estremamente vitali,è nella fattispecie  specifico per i felini (leone ,leopardo) ,ed era esageratamente esuberante per l’utilizzo in questione;  quindi consigliai loro di cambiare calibro adottando il 308 winchester ,e con palle di peso intermedie ROUND NOSE per gli ostacoli di diaframma e del tipo Soft  per la brevità dei tiri.

 

 

 

 

 

 

Questi studi ,tutti presi nel dimostrare l’efficacia di calcolo del metodo di applicazione , hanno dimenticato (forse) che a caccia incidono anche altri due fattori. 

·        LA DISTANZA – un proiettile alla sua uscita alla bocca, ha un energia massima che può scendere anche di un 30/40% ad elevate distanze, e mentre può essere efficace a brevi, può risultare insufficiente ad elevate con scarso potere lesivo.

 

 

 

·        LA MOLE DI ATTRAVERSAMENTO E VITALITA’ – nel gergo di noi cacciatori ,usiamo suddividere la selvaggina in due categorie,quelle a “pelle tenera” e a “pelle dura”, questo sta a significare che mentre un ottimo calibro in grado di fulminare un “DAINO EUROPEO” o un “WHITATAIL” americano ,può risultare insufficiente su di un “IMPALA AFRICANA” in quanto questa pur essendo di taglia sovrapponibile ai selvatici Europei/Americani ,è come tutta la selvaggina Africana estremamente robusta e coriacea ed in grado di incassare senza risentirne un colpo piazzato in parti vitali stravolgendo tutte le regole dello STOP POWER . Inoltre non dimentichiamo che  il proiettile nella sua efficacia ,ha un comportamento totalmente differente nell’attraversamento di un uomo (60/120 KG), o di un quadrupede con una morfologia corporea e massa totalmente diversa,e magari messo di traverso (di fronte o di retro) dal peso variabile  dai 20/30 Kg.alle 5/6 Tonn

Fattori questi di primaria importanza ai fini di un ottenimento di un buon KILLING POWER o STOP POWER qualsivoglia .Essi ripeto, incidono notevolmente sulle precitate costanti ,a seconda della velocità, scelta di palla, energia, deformabilità e di penetrazione .

 

 

 

 

 

 

 

                                                            

 

 

In somma, escludendo studi e ricerche miranti a regolamentare l’effetto STOP POWER sull’uomo, effettuati dal generale statunitense Julian S.  HATSCHER nel lontano 1934,(che non menziono perché inutili a caccia), o da WEIGEL (che effettuava i test di penetrazione su tavolette di abete) si può dire che l’unico che abbia approfondito l’argomento utile al nostro caso sia stato TAYLOR, leggendario cacciatore Americano, autore di svariati libri sull’argomento e test di cartucce per caccia grossa. Egli propose la seguente formula (da accettarsi sempre con i benefici del dubbio):

considerando i seguenti fattori TKO (TAYLOR KNOKOUT) = 1

-(Il valore TKO eguale ad 1 indica il minimo di energia necessaria per uccidere un uomo a breve distanza , considerate che per difesa occorrono valori tra 4 a 12 – con 40 di valore si abbatte un elefante)

P – è inteso il peso palla espresso in grani  (POUND)

V – velocità espressa in misure anglosassoni YARDA/SEC         ( yarda - piedi – pollici)

C – calibro  proietto espresso in millimetri

                TKO =  ( P x V x C )                                                            7000  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma veniamo alle conclusioni , facendo una seria analisi degli argomenti in oggetto. Nell’etica dalla caccia grossa ,la giusta scelta del calibro e quindi della sua capacità di abbattere un selvatico all’istante , costituisce un principio severo del quale il vero cacciatore non può derogare .

L’attitudine di un proiettile , ad abbattere con una certa immediatezza il selvatico , come già in precedenza descritto,che viene definito “POTERE D’ARRESTO” si tratta di un dato non quantificabile numericamente.Esso , varia da calibro a calibro (o per gruppi di calibri analoghi a loro) e che costituisce unitamente al “POTERE DI UCCISIONE” , (che è più appropriato definire coefficiente di micidialità ), un fattore fondamentale della balistica terminale.  Sul potere di arresto , capacità di fermare il selvatico , e sulla micidialità , cioè capacità di uccidere del proiettile,si continuerà a discutere per secoli. Ma non dimentichiamo che essi sono entrambi importanti per frenare lo slancio di un selvatico pericoloso , e per consentire magari di porre a segno un secondo decisivo colpo arrestando la carica sul posto.   Il coefficiente di micidialità fra i due è ancora più importante perché riassume gli effetti lesivi del proiettile , determinando la morte istantanea del selvatico se colpito in punti vitali ,o la morte in breve lasso di tempo se colpito in aree adiacenti , sia per i danni arrecati direttamente ad organi e tessuti , sia per i fenomeni indotti (shock idrodinamico).  Gli effetti di balistica terminale , benchè strettamente connessi ai fenomeni di balistica interna ed esterna , sono tutto sommato , quelli che maggiormente interessano ai fini venatori. Pertanto data per scontata l’idoneità di un calibro  per una certa gamma di selvatici , i singoli fattori che concorrono a determinare (con maggiore o minore incidenza , ma sempre in rapporto fra loro) il potere di uccisione teorico ( e quindi anche di arresto), sono a mio modesto avviso i seguenti :

A – Velocità del proiettile al momento dell’impatto.

B – Densita sezionale del proiettile

C – Forma del proiettile

D – Grado di deformabilità studiato in relazione al peso massa,al tipo di rivestimento adottato , alla espansione controllata, nonchè alla velocità media degli impatti ,e della resistenza del selvatico a cui il proiettile è destinato . 

F – Tempi impiegati dal proiettile nella cessione di energia e quantità di energia ceduta  in rapporto alla deformazione raggiunta 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                

 Dal valore singolo di questi elementi , e dalla loro interdipendente proporzionalità ,si può addivenire  con sufficiente approssimazione , e sempre in base all’esperienza acquisita a caccia ,a determinare una graduatoria della MICIDIALITA’   di una serie di calibri,non dimenticando tuttavia ,i fattori di casualità molto elevata che concorrono a tale effetto ,e sempre a mio modesto avviso possono così riassumersi:  

1 – Zona anatomica interessata all’impatto  

2 – Entità e tipo delle lesioni  arrecate

3 – Interferenze o ostacoli incontrati dal proiettile nell’attraversamento del corpo del selvatico, o capriole e capovolgimenti di questo ,provocati dall’impatto veloce contro ossa o masse muscolari particolarmente tenaci , che possono aumentare notevolmente la vastità e gravità dei traumi.

4 – Condizioni fisiche e nervose del selvatico calmo,in allarme, infuriato, sessualmente eccitato,malato, debilitato

5 – Età dell’animale riguardante la vitalità tipica della specie in rapporto all’età , e quella soggettiva

6 –IMPONDERABILITA’ ed in questo fattore c’è da inserire qualche milione di fattori concomitanti occorsi da quando è nata la caccia a tutt’oggi.

 Come fare per effettuare un calcolo matematico di tutto ciò ? Vi sfido a provarci.    

  Ed è, forse da questa base di partenza che ROY  WEATHERBY, prese spunto per sviluppare i suoi famosi calibri , certamente per garantire al cacciatore un abbattimento in tutta tranquillità .Essi sono noti in tutto il mondo per la velocità e le energie in esubero ottenute, ma una vera tortura per le canne, che anche se di buona qualità,hanno un livello di usura molto più elevato ,rispetto a calibri più tranquilli.  Il potere di uccisione è quindi il termine finale , il punto di arrivo della balistica venatoria . Esso ,ovviamente ,racchiude in se anche gli elementi che caratterizzano il potere di arresto , come già accennatovi . Ambedue i termini sono allo stato delle cose non traducibili in cifre ;soltanto la diretta esperienza venatoria con le cartucce più diverse , e la casistica che ne deriva , possono costituire un punto fermo cui fare riferimento nella scelta dei calibri in funzione al selvatico che si intende cacciare.      Per queste date ragioni a mio avviso non esiste la ricetta esatta  per assicurare scientificamente un buon  KILLING POWER (o il giusto potere di arresto) ,da applicarsi nella scelta del calibro , palla e velocità di essa , da adottare poi per lo specifico animale.  Queste caratteristiche intese come costanti ,a caccia assumono delle variabilità imponderabili a seconda di nuove  circostanze sempre imprevedibili ,che si presentano spesso e regolari nell’esercizio venatorio.  In effetti i dati forniti di seguito (CAPITOLO CALIBRI VENATORI)sono solo frutto di una attenta analisi di casistiche  e di sicuri dati venatori ,sull’indiscussa efficacia di taluni calibri , applicati da anni dai  cacciatori su tutti i territori mondiali e su tutti i selvatici esistenti.  Io ho voluto aggiungere ai dati tecnici forniti da un qualsiasi manuale di balistica ,una semplice ed efficace tabella che vi consentirà di comparare la relativa efficacia  in rapporto alla taglia e al peso dell’animale, per poter desumere esemplificando nella scelta, una lista di calibri in grado di funzionare con tranquillità ed efficacia spaziando dalla SMALL alla BIG  o DANGEROSE size.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                           

 

 

 

 

 

 

 

                                  

Marino Cremente